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History 2

La vita privata nell'impero romano by Paul Veyne

By Paul Veyne

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La Trobe : the making of a governor

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Purtroppo non si limitavano a queste lodevoli attività fisiche, che derivavano dall'educazione sportiva cara alla civiltà greca; abusavano del loro numero e della loro situazione ufficiale per determinare dei disordini pubblici. A Roma era un privilegio riconosciuto da sempre alla jeunesse dorée quello di percorrere in bande le strade, la notte, per legnarvi il passante, spogliarne la moglie e demolire in parte i negozi (il giovane Nerone non venne meno a quest'usanza, tanto che fu sul punto di essere legnato da un senatore che la banda aveva assalito e che non aveva riconosciuto l'imperatore fra i suoi aggressori); le associazioni giovanili sembrano aver rivendicato per sé questo diritto folclorico.

Bisogna dunque, per conservare la salute, limitarne l'uso e, più prudente ancora, è astenersene completamente. Non è un fatto di puritanesimo ma di igiene. I piaceri coniugali sono un'altra cosa: fanno tutt'uno con l'istituzione civica e naturale del matrimonio e sono quindi un dovere. I Germani, che Tacito descrive come dei Buoni Selvaggi, "conoscevano l'amore solo in ritardo, in modo che le forze della loro giovinezza non si esaurissero", come accade da noi. I filosofi, portati per vocazione a razionalizzare, danno il loro appoggio a questa tendenza e uno di loro scrive: "Per ciò che concerne i piaceri dell'amore, bisogna, per quanto è possibile, che tu serbi la purezza fino al giorno del matrimonio"; Marco Aurelio, imperatore ed anche filosofo, si feliciterà "di aver salvaguardato il fiore della sua gioventù, di non aver esercitato prematuramente le sue capacità virili, di averlo fatto anzi in ritardo"; di non aver avuto rapporti né col suo schiavo Teodoto né con la sua domestica Benedetta, pur avendone avuto la tentazione.

Inoltre la capacità del testatare era pressoché illimitata e il padre poteva diseredare i figli. Conseguenza: un giovane diciottenne, ma orfano, istituisce sua erede l'amante, mentre un uomo in età matura non può fare nessun atto giuridico per sua propria autorità se il padre è ancora in vita. "Quando si tratta di un figlio di famiglia - scrive un giurista - le dignità pubbliche non hanno nessun peso: fosse pure console, non avrebbe diritto di prender danaro a prestito". Ecco la teoria; e la pratica?

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